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Olga De Matteis
Mamma

Date

N° 106 / Sep-Dec 2016

Source

Pègaso

Olga Dema - Use Me

Così, all’ombra della Cupola del Brunelleschi, che da quella posizione privilegiata si può quasi toccare, Olga mi ha parlato con entusiasmo del contenuto della sua tesi discussa con lode all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

Eleonora d'Aquino

Olga De Matteis è una giovane e brillante artista di origine russa, l’ho conosciuto nella terrazza delle Oblate, un tempo stenditoio per le suore laiche di Santa Maria Nuova ed oggi luogo d’incontro per i numerosi studenti che frequentano la Biblioteca. Così, all’ombra della Cupola del Brunelleschi, che da quella posizione privilegiata si può quasi toccare, Olga mi ha parlato con entusiasmo del contenuto della sua tesi discussa con lode all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
La tesi si concentra su un dipinto, Mamma, un olio su tela di grandi dimensioni (140 x 100 cm), che rappresenta il ritratto di una mamma-ermafrodita.
Prima della realizzazione del dipinto, è stato eseguito uno studio su cartone, un disegno monocromatico a carboncino delle stesse dimensioni del dipinto, in pratica il cosiddetto “cartone preparatorio” usato a partire dal Rinascimento per determinare ed elaborare le dimensioni, la relazione tra le forme e le tonalità. L’argomento provocatorio e di grande attualità, suscita riflessioni, confronti e tante possibili interpretazioni, compiendo quello che nella convinzione di Olga De Matteis è il grande obiettivo dell’arte:
migliorare la conoscenza e la crescita dell’individuo. Il corpo della madre ermafrodita è nudo, la bellezza estetica della raffinata esecuzione delle forme esprime sensualità e grazia, al contempo la posa rivela esplicitamente la dualità dei sessi fusi in un unico corpo e si offre senza alcun tipo di pudore alla luce. L’atteggiamento della persona comunica una femminilità realizzata.
La mamma-ermafrodita è seduta sul pavimento con le gambe divaricate, la testa leggermente piegata all’indietro, il braccio destro teso come a voler toccare con la mano i capelli; lo sguardo orientato verso l’alto pare specchiarsi e cercare conferma della propria bellezza.
Dai tratti delicati del volto traspare una sensazione di fragilità. Il pensiero è lontano, l’attenzione rivolta altrove, la madre sembra non preoccuparsi del pianto del bambino stretto a sé. La figura è inserita in una stanza anonima le cui pareti spiccano per la cromia accesa e luminosa, la luce irradia la scena e contribuisce a dare risalto ai colori: prevale il rosa, non mancano colori freddi come il giallo limone, il blu oltremare, il viola, il cobalto turchese e colori caldi come il giallo indiano, le tinte carne e l’oro rinascimentale.
Tutta la composizione è “aperta”, la nudità viene esibita con molta naturalezza, solo il pianto del bambino crea una tensione emotiva che incrina l’ostentata armonia dell’insieme. Nella sua tesi Olga De Matteis approfondisce gli importanti temi della maternità e dell’ermafroditismo, ricerca nella Storia dell’Arte e si rapporta con altri autori di opere antiche e contemporanee che si sono cimentati su questo argomento, è il caso del Fauno Barberini (un misto tra l’uomo e la bestia) o del dipinto fortemente provocatorio Passage di Jenny Faville. Riportandosi all’antichità non posso non ricordare uno dei capolavori più famosi e suggestivi, l’Ermafrodito dormiente, una scultura straordinaria che rappresenta il personaggio mitologico ibrido, metà uomo e metà donna, disteso in un sonno profondo che girandosi svela dal lenzuolo le sue nudità dall’ambigua sessualità. Ma torniamo al tema centrale: il desiderio di un figlio dovrebbe essere la traduzione naturale di una pulsione universale, in realtà si tratta di un processo di per sé complesso e nel caso di una madre ermafrodita ancora più difficile. È necessario partire da se stessi, non solo dal proprio corpo, ma dalle rappresentazioni che ne emergono, dalla materialità delle fantasie, dai progetti di vita: quel grande mutamento che è la maternità, si inserisce all’interno dello sviluppo della propria personalità come un processo aperto e creativo, un istinto inscritto nella sfera biologica, ma anche un evento psicologico individuale contenente esperienze, memorie, desideri e paure. Olga si avvale di una citazione di Simone de Beauvoir, Donna non si nasce, lo si diventa, per assumere quel pensiero che vuole allargare il concetto di maternità nella società e nella cultura europea di questo tempo. Mamma, nell’intenzione dell’artista, rappresenta dunque un simbolo di “apertura” che vuole avvicinare tutti coloro che indipendentemente dal sesso e dalle tendenze sessuali provano un forte desiderio di maternità e al tempo stesso vuole attenuarne la solitudine.
L’artista chiama altri autori a sostenere la sua tesi, è il caso di Massimo Recalcati che nel suo libro Le mani della madre afferma che la maternità non dipende più dalla capacità generativa e dal sesso del genitore. Le categorie maschio e femmina stanno confondendosi, la scienza e il diritto offrono la possibilità di avere un figlio senza passare dalla generazione sessuale dei corpi, la maternità può essere vissuta come una scelta autonoma senza necessariamente scaturire da un legame amoroso. L’argomento è scabroso e pone diversi quesiti che richiedono un ampio approfondimento. Ecco che questa giovane artista raggiunge pienamente lo scopo che attraverso l’Arte si è prefissa: provocare un dibattito, scuotere l’indifferenza, scardinare i pregiudizi. In quasi tutte le culture si trovano arcaiche divinità ermafrodite che hanno costituito il centro dell’interesse dell’uomo. Secondo l’antico mito del Dio Ermafrodita, il maschile e il femminile erano armoniosamente congiunti, Zeus li separò, provocando lo squilibrio, l’ansia di solitudine e la ricerca del congiungimento.
Attraversando tutte le epoche storiche, il mito è stato esaltato come oggetto di culto, altre volte schernito, censurato o rimosso.
Si tratta di un simbolo straordinariamente prolifico per la sua attitudine a rappresentare ogni sorta di dualità essenziale e al di là della semplice polarità sessuale, si erge come figura di un senso inesauribile, non fornisce risposte sull’uomo, ma genera continui interrogativi.

USE ME
Florence 2016

Date

27.01.2016

Source

Le Murate, Caffè Letterario Firenze

Olga Dema - Use Me

Il gruppo di artisti MESTO, in collaborazione con il Caffè Letterario Le Murate, presenta:
USE ME - Florence 2016

mercoledì, 27 gennaio 2016 - h 19.00

USE ME si è svolto a Firenze dall'8 al 15 gennaio 2016.
In 50 luoghi della città sono state posizionate 50 tele con pennarelli ed i cittadini sono stati invitati ad usarle – disegnare, dipingere, incollare, scrivere.
Il progetto era gratuito e rivolto a tutti.
Ogni giorno le tele utilizzate sono state collezionate e sostituite con nuove.
Saranno esposte più di 120 opere d’arte realizzate da cittadini, turisti, passanti per le strade di Firenze. Invitiamo tutti a partecipare a questo evento artistico assieme ad altre persone appassionate di arte e creatività.

USE ME
Un progetto artistico a Firenze

Date

20.01.2016

Source

Deapress

Olga Dema - Use Me

E voi cosa aspettate?
Magari in giro ce ne sono ancora!

mercoledì, 20 gennaio 2016

Troviamo un quadretto per strada...
È piccolino e pulito, legato con uno spago ad una penna.
C'è un cartellino "Use Me" ed un sito internet.
E noi ubbidiamo: prendiamo la penna e facciamo una vignetta, per ricordare i tanti migranti che perdono la vita nella traversata del Mediterraneo.
Troviamo l'idea del gruppo di artisti MESTO molto interessante e di impatto, per dimostrare che tutti possono contribuire al mondo dell'arte e nessuno è artista di nascita. Siamo contenti di aver aderito e terremo per ricordo il quadretto
presso la Galleria DEA di Firenze, in via degli Alfani 34r.

Vai e dipingi,
tele sparse in città

Date

14.01.2016

Source

Corriere Fiorentino

Olga Dema - Use Me

L’idea di due artiste russe: mettere a disposizione, in vari luoghi, spazi bianchi (con pennelli) dove poter esprimere liberamente la propria creatività. Per ora lo hanno fatto già in 40. E alla fine tutte le opere saranno messe in mostra.

giovedì, 14 gennaio 2016

A caccia di tele bianche per sentirsi un po’ artisti.
La voglia di provarci è forte e poi non si sa mai, magari è questa la svolta segnalata dal tuo fidato astrologo.
Piccole, quadrate e corredate di pennarello e istruzioni, le puoi trovare, attaccate al muro con un cordino sotto la Loggia dell’Accademia di Belle Arti, o su un panchetto nel cortile delle Oblate, magari sul Ponte alla Carraia e nei pressi di musei e chiese.
Cinquanta luoghi pubblici nel centro di Firenze, dove chiunque e gratuitamente in questi giorni può liberare la fantasia disegnare qualcosa o scrivendo una personale riflessione.
Che stavolta non scorrerà effimera nel rullo di Facebook in cerca di like, ma finirà in una vera mostra collettiva. L’ispirazione è venuta a due artiste russe Olga De Matteis e Anya Oparina. Le due ragazze hanno le idee chiare e promettono di ripetere l’esperimento in altri posti del mondo. Firenze è dunque la città pioniera del progetto artistico «Experience Art: Use Me», concept social, pensato per stimolare l’incontro dei cittadini con la propria creatività. «Credo nell’arte democratica, nella pulsione nascosta che è in ognuno di noi. Anche nel nostro lavoro siamo tutti artisti quando lo facciamo con passione e creatività», dice Olga De Matteis. Vive a Firenze da un anno e ha nel curriculum diverse mostre a San Pietroburgo e a Roma. «Siamo fiere — affermano nel loro sito le due artiste — che una città così piena d’arte come Firenze sia la prima di una serie di città in cui vogliamo svolgere il nostro progetto. Ognuno di noi è artista e ha qualcosa da dire: incoraggiamo tutti ad andare a scrivere, disegnare e dipingere sulle tele, utilizzando i nostri pennarelli oppure colle, bombolette spray e colori in libertà. Se vuoi puoi rispondere sulla tela alle domande che sono sulla mappa: Chi sei? Qual è il tuo artista preferito, cosa sogni per il tuo futuro? L’obiettivo è insomma scambiare opinioni e idee per arricchirci a vicenda».
L’esperimento scade domani e già ieri mattina erano 40 le tele utilizzate in città. C’è chi ha dipinto paesaggi o figure e chi invece ha messo giù un testo in latino, lasciando sgomenti le due ragazze russe. Qualcuno, geloso della propria creatura, si è addirittura presentato all’indirizzo di casa di Olga, con la tela in mano. «È la prova che non c’è fine alla voglia di esprimersi», commentano divertite.
Alla fine dell’esperimento le tele raccolte (via via vengono sostituite nei luoghi prestabiliti) saranno sistemate in una mostra, probabilmente alla Strozzina o alle Murate.

Periferie

Date

14.01.2016

Source

Radio Popolare

Olga Dema - Use Me

Periferie del 14 gennaio

giovedì, 14 gennaio 2016

Ad Herat, in Afghanistan, dove c’è la prima comunità di recupero per eroinomani; poi a Firenze, disseminata di tele bianche per invogliare la creatività dei cittadini;
la psicoradio e San Paolo, in Brasile, dove i biglietti per la metro sono dei libri!